Juventus e U23, una fabbrica di giovani talenti

Tutti da piccoli, almeno una volta, alla fatidica domanda «Cosa vuoi fare da grande?» Abbiamo risposto «il calciatore». Quella passione dentro di noi era talmente grande che probabilmente abbiamo passato pomeriggi interi al parco sotto casa a provare e riprovare mille volte il gol appena segnato dal nostro beniamino, sognando di esultare sotto una curva piena di gente che urlava il nostro nome. Per molti tutto questo è rimasto solo un sogno nel cassetto, ricordi di pomeriggi passati spensierati insieme ai nostri amici. 

Nicolò Fagioli è uno di quelli che, invece, quel sogno l’ha realizzato: dall’esultare a un gol di Dybala come raccattapalle a gioire perché finalmente, dopo anni di trafile nei settori giovanili, quel gol tra i grandi lo ha fatto proprio lui, e tutti esultano, proprio come si era immaginato da piccolo.

Nicolò Fagioli, 21 anni, sopra festeggia un gol di Dybala da giovane raccattapalle; sotto, esulta per il suo primo gol allo Stadium da giovane campione della Juventus.
Nicolò Fagioli, 21 anni, sopra festeggia un gol di Dybala da giovane raccattapalle; sotto, esulta per il suo primo gol allo Stadium da giovane campione della Juventus.

E se ci è riuscito, molto deve anche al progetto della Juventus Next Gen, prima chiamata U23 e che adesso milita in Serie C. Un modello che riprende molto quello della cantera spagnola, visto che la Spagna è stata tra i primi campionati a promuovere l’inserimento delle seconde squadre nelle leghe inferiori del calcio professionistico. L’Italia ci è arrivata soltanto nel 2018: meglio tardi che mai.

In sostanza, l’idea condivisa da molti club di spicco della Serie A era quella di far partire le U23 dalla Serie C, ambendo a far giocare al massimo una lega sotto quella della prima squadra. Allo stato attuale, solo la Juventus sembra essersi mossa in questo senso, investendo sull’iscrizione della propria Next Gen in Serie C, riuscendo anche a vincere una Coppa Italia Serie C nella stagione 2019-20. 

Questo ha permesso alla Juventus di creare una sorta di «ponte» tra la U23 e la prima squadra: la differenza tecnica e fisica tra le due leghe è sicuramente importante, per questo la militanza dei piccoli talenti bianconeri in Serie C può aiutarli a «farsi le ossa» più rapidamente, per essere così pronti a un eventuale chiamata in prima squadra.

Miretti, Fagioli, Soulé e Iling: la Juventus è in buone mani

Miretti, Fagioli, Soulé e anche Iling-Junior si sono certamente fatti trovare pronti a questa chiamata da parte di Massimiliano Allegri, data l’emergenza infortuni che ha colpito la squadra e la poca stabilità a centrocampo che negli ultimi anni ha caratterizzato i bianconeri.

Chi è nell’ambiente juventino da più tempo è Fabio Miretti: classe 2003, a 8 anni si vede al centro di un «derby» tra Torino e Juventus che vorrebbero portarlo entrambe nel proprio settore giovanile. Fabio, originario di Saluzzo (prov. di Cuneo), non ci pensa un attimo: tifa Juventus da quando è nato e il sogno di poter vestire quella maglia tanto adorata è un sogno che diventa realtà.

Dall’U17 all’U23 il percorso è lungo, ma Miretti si fa notare tanto che nel 2021 inizia la preparazione atletica con la prima squadra, guidata proprio da Massimiliano Allegri, che lo farà debuttare per pochi minuti in Champions League l’8 dicembre 2021 contro il Malmö.

A marzo 2022 fa il suo esordio in Serie A contro la Salernitana: da lì il mister deciderà di impiegarlo man mano sempre di più da titolare, arrivando a giocare 90 minuti allo Stadium contro la Lazio.

Il percorso di Nicolò Fagioli passa invece dalle giovanili di Piacenza (dove è nato e cresciuto) e Cremona. Nel 2015 entra nel vivaio della Juventus e nel 2018, a 17 anni, fa il suo esordio nel calcio professionistico in Serie C con l’U23. Nel 2019 gli viene diagnosticata un’aritmia cardiaca benigna: deve lasciare il campo per un po’. Tuttavia, nel 2018 viene inserito nella rosa della prima squadra, ufficiosamente per giocare alcuni impegni precampionato, anche se la prima vera convocazione arriverà solo nel 2019 contro la Lazio.

Dopo aver esordito in Coppia Italia prima e in Serie A poi con la prima squadra, Fagioli torna in prestito alla Cremonese in Serie B: 33 presenze e 3 gol che aiuteranno la squadra a raggiungere la tanto sognata promozione in Serie A.

Tornato a Torino, aveva collezionato solo 39 minuti nelle prime 11 giornate di campionato. A causa della lunga lista di infortunati, Allegri si è visto costretto a schierarlo per tutto il secondo tempo a Lecce dove, grazie all’assist del subentrato Iling (in campo da 40 secondi o poco più), troverà un gol definito «alla Del Piero», un gol come tanti ne ha provati a fare imitando il suo idolo fin da bambino.

Esultare per un tuo gol è bello, certo, ma se lo fai allo Stadium, dove tutti i tifosi impazziti gridano il tuo nome, lo è ancora di più. E allora perché non farlo contro l’Inter, dove il gol ha un sapore ancora più dolce? Detto fatto, perché il 2 a 0 finale nel derby d’Italia porta proprio la firma di Nicolò Fagioli.

Il talento di questi due giovani italiani ha valso loro la prima convocazione nella Nazionale maggiore da parte di Roberto Mancini (Fagioli era già stato convocato a gennaio per un mini stage con la nazionale seniores) in vista delle due amichevoli contro Austria e Albania. 

Altri due talenti che stanno via via trovando sempre più spazio nella prima squadra sono Matias Soulé e Samuel Iling-Junior, entrambi classe 2003. 

Il primo, argentino ma con passaporto italiano, approda alla Juventus nel 2020, segnando un gol all’esordio nel luglio 2021 in un’amichevole contro il Cesena. Debutta in Serie C con la Next Gen un mese più tardi, sia in Coppa Italia Serie C che nella terza lega italiana.

Il 30 novembre l’esordio nella Juventus dei grandi contro la Salernitana. Ala destra rapida, ottimo nei dribbling e nei calci piazzati, in patria viene un po’ paragonato (con le giuste misure) al connazionale Di Maria. Il 2021 è un anno particolarmente proficuo per Matias, che viene subito convocato nella nazionale maggiore argentina, senza però giocare. 

Samuel Iling-Junior, anche lui classe 2003, è un’ala sinistra sfilata tempo fa al Chelsea a parametro zero: il progetto della Next Gen era davvero troppo ghiotto per l’inglese, che non ha saputo dire no alla maglia bianconera. Dalla Serie C alla Champions League in soli 13 giorni: questa è l’impressionante scalata di Samuel Iling-Junior nel calcio dei grandi.

Entrato contro il Benfica, è riuscito a fare un esordio da record, propiziando entrambi i gol che avrebbero trasformato la partita, persa dalla Juventus per 4-3, in una rimonta pazzesca: un assist per Milik dopo solo 6 minuti in campo, assist per McKennie per il gol che decreta il risultato finale.

Visto l’avvio scoppiettante di questo giovane talento, Allegri decide di convocarlo anche in prima squadra, dove non fa di meno di quanto non ci abbia già fatto vedere: entrato in campo da poco meno di un minuto al posto di Kostic, è proprio lui a servire il pallone a Fagioli che, con una magia, decreta la vittoria della Juventus al Via del Mare. Se questo è il sostituto naturale dell’assistman Kostic, la Juve è decisamente in buone mani. 

Juventus e i giovani in casa: quale futuro per loro?

Ma quali possono essere, ora, le prospettive per questi talenti? Sicuramente le imminenti scadenze di contratto di Alex Sandro e Cuadrado fanno riflettere la società su come muoversi sul mercato e sui rinnovi, soprattutto per ali talentuose come Iling-Junior: e allora perché non cominciare a credere seriamente in questi giovani?

Hanno sicuramente da migliorare, certo, ma perché non dare loro l’opportunità di abituarsi a ritmi e modi di giocare diversi macinando minuti su minuti nelle gambe? D’altronde, hanno ampiamente dimostrato, a suon di gol e assist, di avere tutte le carte in regola per restare a galla in un mondo che ormai, al primo sbaglio, ti lascia affogare nelle peggiori critiche.

Tanti sono i giovani che dalla Next Gen stanno costruendo la loro carriera tra i grandi (De Winter all’Empoli, Ranocchia al Monza, Zanimacchia alla Cremonese, Nicolussi-Caviglia in Serie B col Südtirol) o che proprio nella Next Gen stanno brillando a suon di gol e performance di ottima qualità (Aké, già convocato in prima squadra, Da Graca, Barranechea e Barbieri che sono riusciti – complice anche la panchina cortissima causa emergenza infortuni – a ritagliarsi qualche minuto di gioco allo Stadium contro le stelle del PSG).

Sicuramente quello della Juventus e della Next Gen è un progetto costruito per valorizzare i giovani, aiutandoli ad avere una connessione più immediata con la prima squadra. «Non più del 2% dei calciatori che terminano la Primavera trova collocazione in Serie A», questo è quanto ha affermato Federico Cherubini, direttore sportivo bianconero, prima ideatore e promotore della nascita della Juventus U23.

Ora sicuramente il passaggio è più breve, ma tanto c’è ancora da fare proprio nella gestione di questi giovani all’interno delle rotazioni della squadra, ma gli esempi di Miretti, Fagioli, Soulé e Iling-Junior dimostrano che la direzione è sicuramente quella giusta.

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Paolo Scoglietti

"... E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c'è sempre un'altra stagione. Se perdi la finale di Coppa in maggio puoi sempre aspettare il primo turno in gennaio, che male c'è in questo? Anzi è piuttosto confortante, se ci pensi" Osservatore della realtà con un grammo di sogno essenziale, scoperto da quando scrivo di calcio inglese. Amante della sua inimitabile storia e di tutti i suoi bauli pieni di segreti.