Calciatrici e gravidanze. Alice Pignagnoli: “Serve un cambio di mentalità”

Battaglia vinta per Sara Björk Gunnarsdóttir contro il Lione, che ora dovrà risarcire più di 82mila euro alla calciatrice attualmente della Juventus. Il club francese a marzo 2021 si era rifiutato di pagare per intero lo stipendio della 32enne islandese durante la sua maternità, a torto, vista la sentenza FIFA.

Una battaglia, però, non è l’intera guerra. Per quanto riguarda le gravidanze, purtroppo, le ingiustizie sono ancora molte nel mondo dello sport e soprattutto in quello del calcio.

LA STORIA DI ALICE PIGNAGNOLI

Rimanendo all’interno dei confini italiani, dove il calcio femminile è bistrattato vari a livelli, ci possiamo imbattere nella storia di Alice Pignagnoli, che ha commentato assieme a noi la storica notizia su Gunnarsdóttir. L’estrema difendente era stata messa fuori rosa dalla Lucchese, dopo aver comunicato la sua seconda gravidanza alla dirigenza.

Ero in lacrime quando l’ho detto al mister. Poi lo abbiamo comunicato alle ragazze e alla società. L’amministratore delegato mi aveva fatta sentire inizialmente come una che lo volesse fregare. La cosa più grave non è stata tanto il fatto che loro volessero provare a non pagarmi: a oggi io sono fuori rosa, perché sono incinta. Loro mi hanno esclusa da tutte le attività, mi hanno lasciata sola in un momento così importante. Se una, per esempio, si rompe il crociato non la butti fuori squadra, non le chiedi di restituire il materiale sportivo, non le chiedi di restituire il posto letto”, ha dichiarato Alice Pignagnoli ai nostri microfoni.

AMEL MAJRI, LA PRIMA MAMMA-CALCIATRICE FRANCESE ANCORA IN ATTIVITÀ

E parlando di infortuni al crociato, ci viene in mente la storia più a lieto fine di Amel Majri, un’altra calciatrice del Lione tornata in campo dopo 471 giorni in questo 2023. Dopo essersi infortunata gravemente al ginocchio, la centrocampista francese aveva deciso, dopo un consulto con medici e club, di affrontare una gravidanza durante il suo periodo di riabilitazione.

Ora nessuna squadra si sognerebbe di svincolare o non pagare una calciatrice perché si fa male. Eppure, l’incidenza che hanno gli infortuni sull’assenza delle giocatrici è molto superiore alle gravidanze. Non lo vedo numericamente un problema”, ci ha riferito l’ex portiere della Lucchese.

La coincidenza tra infortunio e gravidanza ha facilitato, quindi, la situazione della calciatrice del Lione. Gli infortuni sono una cosa normale nel calcio. Perché rimanere incinta non lo è ancora?

Inoltre, come Majri, che ha partorito la sua piccola Maryam il 5 luglio 2022, di calciatrici ce ne sono davvero poche. Anzi, lei è l’unica calciatrice nella storia della Nazionale Francese ad aver affrontato ancora in attività una gravidanza.

Alice Pignagnoli ci ha spiegato anche il perché: “Se tutte le calciatrici rimanessero incinte? Per rientrare dalla mia prima gravidanza, io mi sono allenata tutti i giorni fino all’ultima settimana, facendo sacrifici enormi, poi ho fatto sacrifici da pazzi per rientrare in campo. E, comunque, ti ci vuole circa un anno per tornare ai livelli di prima. Non è che le atlete vogliano farsi fare dei contratti, tra l’altro ridicoli come quelli che abbiamo noi, per poi restare incinte.

LE GIUSTIFICAZIONI DEL LIONE

La dirigenza del Lione ha anche mostrato l’altra faccia della medaglia, quando un’altra calciatrice ha affrontato una gravidanza. Nel caso di Sara Gunnarsdóttir, che non era infortunata come Majri, ma solamente incinta, il club campione d’Europa in carica ha tentato in tutti i modi di non pagarle la totalità dello stipendio, arrampicandosi sugli specchi quando la notizia è spopolata.

In un comunicato ufficiale, Les Fenottes si sono difese, tirando in ballo principalmente la vicenda di Majri, molto diversa da quella della centrocampista islandese. Senza contare la menzione alle nuove regole della FIFA, rispettate solo in parte dalla squadra lionese, che dal 1° gennaio 2021 obbligano i club a garantire almeno 14 settimane di congedo di maternità e 2/3 dello stipendio.

Ecco un estratto del comunicato:

“Abbiamo fatto tutto il possibile per supportare Sara Björk Gunnarsdóttir nella sua maternità, così come nel suo ritorno ai massimi livelli.

Su sua richiesta, abbiamo accettato di concederle il congedo di maternità in Islanda, suo paese di origine. Quando è tornata in Francia, dopo la nascita di suo figlio, abbiamo fatto di tutto per favorire il suo ritorno ad alti livelli in condizioni che le consentissero di vivere al meglio la sua nuova vita di madre, e il suo ritorno alle competizioni, grazie in particolare ad un accompagnamento avanzato, come abbiamo fatto con Amel Majri. Questo tema ci sta particolarmente a cuore e siamo orgogliosi di averla accompagnata (Majri ndr.) in questi mesi, per tutta la gravidanza fino al suo ritorno in campo contro la Soyaux, permettendole anche di viaggiare con sua figlia e la sua tata.

Negli ultimi mesi, la FIFA ha scelto di stabilire per la prima volta un quadro normativo per le calciatrici che devono vivere la maternità durante la loro carriera. Cosa di cui siamo felici.”

QUAL È IL VERO PROBLEMA?

Fuori dal calcio, spesso si incontrano datori di lavoro che vedono ancora la gravidanza come un peso per l’azienda, nonostante la buona volontà delle future mamme di fare sacrifici, e il sostegno economico dello Stato.

Da gennaio prenderò la maternità del Foglio di Solidarietà Governativo. La Lucchese ha fatto tutto questo casino per tre stipendi. Se una si stira, sta fuori più tempo e la devi pagare comunque. Vuol dire che alla base c’è una mentalità totalmente sbagliata. Una mentalità che c’è in tutta la società”, in tal modo ha illustrato Alice Pignagnoli la sua visione delle cose, con cui concordiamo.

Il problema è proprio la mentalità generale, che va cambiata urgentemente. Di persone sensate nel mondo ne esistono, come Manuela Vincenzi e il marito Massimo Magnani, rispettivamente team manager e presidente del Cesena, nel periodo in cui Alice Pignagnoli militava tra le bianconere e aveva dato alla luce la sua primogenita, Eva. La dirigenza, invece di risolvere il suo contratto, come spesso è prassi, aveva deciso di rinnovarlo, supportandola nella sua gravidanza.

Ad ogni modo, le calciatrici non possono incrociare le dita ogni volta, sperando di trovarsi davanti a delle buone persone. Non siamo alla Ruota della Fortuna. Urge un cambio di mentalità al fine di garantire anche a tutte le altre calciatrici il diritto di poter diventare mamme in tutta serenità.

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Paolo Scoglietti

"... E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c'è sempre un'altra stagione. Se perdi la finale di Coppa in maggio puoi sempre aspettare il primo turno in gennaio, che male c'è in questo? Anzi è piuttosto confortante, se ci pensi" Osservatore della realtà con un grammo di sogno essenziale, scoperto da quando scrivo di calcio inglese. Amante della sua inimitabile storia e di tutti i suoi bauli pieni di segreti.